Notizie dal Centro Camo, sulle attività della clinica e del dottor Lucio Buratto

Miopia: la pandemia nella pandemia

Il Coronavirus ha segnato le esistenze di tutti noi. Già molto prima che la pandemia si manifestasse in tutta la sua irruenza, medici e oftalmologi di tutto il mondo non avevano dubbi: la diffusione a macchia d’olio della miopia stava assumendo i contorni di una vera e propria pandemia, seppur in senso lato. Stiamo dunque vivendo, oggi, il paradosso della “pandemia nella pandemia”. I nuovi stili di vita imposti dalle restrizioni anti Covid hanno accentuato la diffusione della miopia. Un difetto visivo che si sta oramai tramutando nel tratto distintivo dei nostri tempi. Senza esclusione di colpi, interessando trasversalmente luoghi e fasce d’età differenti. Facciamo il punto della situazione.

L’insidioso legame che sussiste tra progressione miopica e device elettronici

Ancor prima che la pandemia da Coronavirus si manifestasse, la comunità scientifica aveva indicato nei prolungato impegno oculare da vicino ed in particolare nei device elettronici uno dei maggiori fattori di rischio per l’esordio e la progressione della miopia. Specie nei pazienti in età pediatrica ed evolutiva. Trascorrere molto tempo impegnati nella visione da vicino è un fattore di rischio per la miopia. Pertanto, il consiglio dei pediatri e degli oftalmologi di tutto il mondo era (ed è) quello di attenersi a qualche semplice regola di comportamento. 

Miopia: la regola del 20-20-2 e le linee guida anti-Covid in merito a quarantena e isolamento: due realtà inconciliabili?

La regola del 20-20 consiste nel trascorrere 20 minuti di lavoro a video o sui libri seguiti da 20 secondi di osservazione di un punto posto in lontananza. Per i bambini, si dovrebbero aggiungere 2 ore di gioco all’aria aperta. Un vero e proprio “stile di vita anti miopia” capace di mettere al riparo le strutture oculari da un affaticamento capace di innescare il difetto visivo. 

La quarantena e l’isolamento imposti dalla pandemia da Coronavirus hanno reso sempre più difficile l’applicazione delle linee guida anti miopia suggerite dai medici. E oggi, a distanza di mesi dall’inizio della pandemia da Coronavirus (che sembra non volersi arrestare), si cominciano a “contare i danni” anche sul fronte della salute oculare. Il lavoro e lo studio in modalità smart hanno dilatato a dismisura il monte ore trascorso a video. La conseguenza è l’incidenza ancor più marcata dei casi di miopia (inclusa la miopia forte) sia in pazienti in età pediatrica ed evolutiva, che in pazienti adulti. 

La distanza della fonte di lettura dal viso sembra essere un fattore determinante per la miopia

Tra i fattori capaci di condizionare maggiormente l’incidenza e la progressione della miopia sembra esserci la distanza della fonte di lettura dal viso. Più la fonte è vicina, più l’occhio è sottoposto ad uno stress visivo capace di indurre o peggiorare il difetto visivo. Attenzione dunque agli smartphone, seguiti dai laptop e dai libri cartacei. 

Prospettive future per la gestione della pandemia nella pandemia

Fare marcia indietro rispetto alle nuove abitudini di studio e di lavoro da remoto ad oggi non è sempre possibile. La pandemia da Coronavirus rappresenta ancora una minaccia concreta e tangibile. Tuttavia, è fondamentale mettere in atto un’opera di sensibilizzazione rispetto alla necessità di configurare comportamenti virtuosi per gestire la pandemia dando la giusta attenzione alla salute globale dell’individuo. 

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Non è mai troppo presto per prenotare un controllo della salute visiva in età pediatrica. Prenota una visita oculistica specialistica chiamando dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 19.00 il numero 02 636 1191. Saremo lieti di prenderci cura della tua salute visiva e di quella della tua famiglia. 

Lenti a contatto smart: cosa sono? – Parte 1

La bioelettronica è una materia di grande interesse con una spiccata applicabilità in più ambiti. Permette di unire le proprietà dei materiali e dell’elettronica per creare dispositivi sanitari innovativi e soprattutto indossabili. La diagnosi rapida e lo screening delle malattie sono diventati sempre più importanti nella medicina preventiva. Il loro obiettivo è migliorare le strategie di trattamento dei pazienti. Ma anche ridurre gli oneri per il sistema sanitario. I dispositivi indossabili stanno emergendo come diagnostica efficace ed affidabile al fine di monitorare la propria salute a casa. Ma non solo. Molti di essi sono altresì pensati per fronteggiare meglio stati di ipovisione anche particolarmente marcati. Tra i vari dispositivi in fase di studio, le lenti a contatto smart sono molto promettenti.

Le lenti a contatto speciali progettate da Samsung

La compagnia sud-coreana Samsung ha depositato il brevetto per lenti a contatto smart che utilizzano l’intelligenza artificiale. Il prodotto è ancora in fase di sperimentazione. Si tratta di lenti con uno spessore uguale a quello delle altre lenti a contatto.

Queste sono equipaggiate di:

  • display;
  • fotocamera;
  • antenna per connettività wireless;
  • sensori per il rilevamento dei movimenti oculari (in particolare per l’ammiccamento).

Le immagini proiettate dalle lenti possono essere visionate da chi indossa le lenti grazie ad un specifico device associato. Per esempio un comune smartphone. Le lenti a contatto smart di Samsung di si applicano sulla cornea e si rimuovono come le altre lenti a contatto. Non c’è bisogno di alcun intervento chirurgico. Esse sono in grado di migliorare il campo visivo, di zoomare e di vedere al buio. Sono, in breve, una sorta di dispositivo mobile su lente a contatto: in futuro sostituiranno lo schermo di uno smartphone o di un tablet.

Questa innovazione aprirà sicuramente un acceso dibattito in materia di privacy: questo dispositivo praticamente invisibile è in grado di scattare immagini all’insaputa delle persone e di trasmettere informazioni in tempo reale in modalità wireless ad un device.

Le lenti a contatto smart di casa Sony

Anche SONY ha richiesto il brevetto per lenti a contatto smart chiamato Contact Lens and Storage Medium. Grazie a queste lenti è possibile scattare foto e girare video salvando tutto il materiale automaticamente all’interno di un piccolo spazio di archiviazione presente nella lente. Con un semplice movimento di ammiccamento si aziona la micro fotocamera della lente a contatto. I ricercatori stanno progettando due ulteriori funzioni:

  • l’introduzione dell’autofocus, che permetterebbe la stabilizzazione ottica dell’immagine
  • un sensore di inclinazione che potrebbe essere utilizzato per aprire un menù a tendina con opzioni aggiuntive.

Le lenti a contatto smart di casa Sony saranno anche in grado di interagire con dispositivi esterni, come smartphone o tablet. A questi dispositivi sarà infatti possibile inviare i file prodotti con la fotocamera. Anche questo progetto è in fase sperimentale. Verosimilmente, passerà molto tempo prima di vedere realizzato un prototipo funzionante ed indossabile.

Le nuove LAC speciali progettate da Mojo Vision

Mojo Vision è una nuova start up della Silicon Valley. Al momento sta elaborando un prototipo di lenti a contatto smart. Le nuove lenti dispongono di un display miniaturizzato pensato per proiettare le immagini sulla retina. E non solo. Sono anche in grado di fornire informazioni di vario tipo:

  • messaggi di testo (informazioni meteo, livelli di glicemia in tempo reale, traduzioni di parole o brevi testi, risultati sportivi);
  • indicazioni di navigazione passo-passo;
  • elaborazione di punti di discussione per presentazioni;
  • indicazioni per la preparazione di macchinari;
  • indicazioni visive in condizioni di luminosità ridotta.

Il display MicroLed è collegato ad una batteria e ad un processore esterno: ha una densità di 14.000 pixel per pollice quadrato (ppi). Questo consente di avere contenuti ben definiti nonostante la distanza di pochi millimetri dalla retina. (Si consideri che gli smartphone di fascia alta toccano quota 300-500 ppi).

Le lenti a contatto intelligenti di casa Mojo Vision dispongono anche di 3 sensori:

  • di immagine integrato;
  • radio
  • di movimento (l’eye tracking) che tiene traccia dei movimenti oculari in modo da stabilizzare il display MicroLed

I ricercatori si stanno attualmente occupando di capire come integrare il processore e la batteria. L’attuale prototipo è alimentato in modalità wireless ma la versione finale prevede una batteria a film sottile che dovrebbe durare un giorno intero. La ricarica, stando al progetto, avviene tramite induzione.

Obiettivi delle lenti a contatto intelligenti di casa Mojo Vision

L’obiettivo di questo dispositivo è di mostrare a chi lo indossa informazioni utili e tempestive senza estrarre lo smartphone; la società promette che il sistema darà le informazioni richieste quando il portatore lo desidera  senza che questo subisca distrazioni da dati non voluti. Allo stesso modo degli occhiali AR, le informazioni visualizzate sono trasmesse in modalità wireless allo smartphone dell’utente tramite un piccolo dispositivo indossabile.

Gli utenti ai quali Mojo Vision si rivolge con il progetto relativo alle lenti a contatto smart sono:

  • aziende;
  • persone ipovedenti o con problemi di vista non gestibili con un comune paio di occhiali da vista.

A cura della Dott.ssa Maria Luisa Verbelli, medico oculista presso CAMO – Centro Ambrosiano Oftalmico.

Chirurgia oculoplastica: non solo estetica

Quando si pensa alla chirurgia oculoplastica, nota anche più comunemente con il nome di “oculoplastica”, ciò che salta alla mente è l’idea di un intervento volto a ripristinare una funzionalità estetica perduta, o a migliorare l’aspetto estetico dell’area orbitale o periorbitale laddove questo non sia soddisfacente. In realtà, la chirurgia oculoplastica è molto di più. E spesso si rivela straordinariamente preziosa, di fatto mettendo molti pazienti al riparo persino dal rischio di quella che gli addetti ai lavori definiscono cecità secondaria. In che modo? Conosciamo meglio i campi di applicazione della chirurgia oculoplastica.

Chi è il chirurgo oculoplastico: conosciamo meglio lo specialista

Per comprendere al meglio i campi di applicazione della chirurgia oculoplastica, è necessario forse fare un passo indietro e conoscere più da vicino lo specialista che se ne occupa. Il chirurgo oculoplastico è un medico, laureato in Medicina e Chirurgia, in possesso di una specializzazione in Chirurgia Plastica e Ricostruttiva. Non si occupa di patologie della vista, ma della salute e del benessere dell’area oculare e perioculare. D’altronde, la salute dell’occhio, delle sue strutture anatomiche esterne e dei tessuti che lo circondano, sono strettamente legate tra di loro. Per questo motivo sovente il chirurgo oculoplastico lavora a stretto contatto con l’oculista. In tal caso, l’obiettivo è restituire al paziente uno stato di salute visiva ottimale e a tuttotondo intervenendo anche, ove necessario, con la chirurgia plastica. 

Quando l’estetica dello sguardo ci aiuta a vedere meglio

Intervenire sull’estetica dello sguardo può essere un obiettivo fine a se stesso e può restituire al paziente uno sguardo più fresco, tonico e giovane. Eliminare o ridurre un difetto come la presenza di tessuto adiposo in eccesso, una palpebra cadente, o antiestetiche e persistenti borse sotto gli occhi, può far bene all’estetica del viso e all’autostima di chi si sottopone all’intervento. Solitamente questa gamma di interventi rientra sotto la denominazione generale di blefaroplastica.

Altre volte però, sia la blefaroplastica che altre tipologie di interventi di chirurgia oculoplastica non si limitano a migliorare l’estetica dello sguardo, ma restituiscono anche il benessere visivo perduto o messo a repentaglio proprio dai disturbi dell’area oculare e perioculare.

Facciamo qualche esempio:

Blefarocalasi

Quando il tessuto della palpebra superiore perde tono, la palpebra scende sempre di più sotto il peso della gravità e tende a coprire l’occhio. Mano a mano che il disturbo peggiora, è possibile che arrivi a coprire anche la pupilla, pregiudicando la capacità visiva del paziente.

Ptosi palpebrale

Analogamente a quanto accade nella blefarocalasi, anche nella ptosi palpebrale la palpebra superiore perde tono, fatica a sostenersi ed a rimanere aperta. Anche se il “sintomo” è il medesimo, nel caso della ptosi il responsabile non è il tessuto palpebrale, ma il muscolo che dovrebbe sostenerla.

Trichiasi

Nella trichiasi le ciglia non sono correttamente allineate e rivolte verso l’esterno, ma hanno una distribuzione poco ordinata (a volte anche in doppia fila) e sono rivolte verso l’interno dell’occhio, sfregando sulla cornea. Un disturbo che può innescare fastidi persistenti quali arrossamento, sensazione di corpo estraneo, bruciore, iperlacrimazione.

Ectropion ed entropion

Ectropion ed entropion sono due disturbi analoghi ed opposti. Il margine palpebrale risulta ruotato rispettivamente verso l’esterno o l’interno. Nel primo caso, la conseguenza sarà una perdita eccessiva di lacrime – chiamata epifora. L’epifora porta ad una disidratazione della superficie oculare ed a fenomeni irritativi che con il tempo tendono a cronicizzarsi (Sindrome dell’Occhio Secco). Nell’entropion, invece, il continuo sfregamento della palpebra sulla cornea può portare ad irritazioni persistenti capaci di dare adito persino a ulcere.

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Salute visiva e funzionalità estetica non sono mai del tutto indipendenti l’una dall’altra. Prenota la tua visita specialistica chiamando dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 19.00 il numero 02 636 1191.

Glaucoma e miopia forte: che fare?

Il glaucoma è una patologia oculare ad ampia diffusione, tanto da rappresentare, oggi, la seconda causa di cecità al mondo. Gli esperti la definiscono una malattia sociale, in quanto il suo esordio silente innesca conseguenze sociali ed economiche decisamente impattanti. Se al ritardo diagnostico aggiungiamo anche la non completa aderenza alla terapia da parte di molti pazienti, va da sé che l’esito non può essere che preoccupante. Analogamente, anche la miopia forte è stata più volte definita un’epidemia. In questo senso, lockdown, permanenza forzata in luoghi chiusi e forme di studio/lavoro da remoto non sono state d’aiuto. Anzi. Che fare dunque se ci si trova a dover affrontare glaucoma e miopia forte assieme? Come curare la propria salute visiva adeguatamente? Approfondiamo assieme l’argomento.

Perché glaucoma e miopia forte possono manifestarsi assieme?

Diversi studi scientifici hanno evidenziato che la connessione tra glaucoma e miopia forte non è poi così rara. Di fatto, la malattia miopica è un fattore di rischio per il glaucoma. Questo accade perché nell’occhio miope il bulbo oculare è fortemente allungato. Le alterazioni anatomiche poste in essere dalla miopia degenerativa sono fattore predisponente l’esordio del glaucoma.

Glaucoma e miopia forte: da dove cominciare

Possiamo affermare senza indugio che un paziente affetto da miopia forte (chiamata anche malattia miopica) e glaucoma rappresenta una sfida importante per il medico oculista. Ancor di più se si considera che sovente questo spiacevole binomio è presente in pazienti di giovane età. Quando le due patologie si presentano in modo concomitante, i fattori da prendere in considerazione saranno:

  • aumento della pressione intraoculare;
  • cambiamento nella morfologia di alcune strutture intraoculari;
  • osservazione attenta dei cambiamenti morfologici anche a carico del nervo ottico.

Al fine di valutare correttamente lo stato di salute oculare del paziente affetto da glaucoma e miopia forte e di mettere a punto il corretto iter terapeutico, è fondamentale recarsi prontamente dall’oculista. Una visita oculistica tempestiva ed accurata è sicuramente il primo passo da compiere. La visita includerà alcuni esami diagnostici particolarmente mirati, tra cui OCT – Tomografia Oculare Computerizzata, ma anche tonometria, pachimetria corneale ed altri.

Come si curano glaucoma e miopia forte?

Sarà cura del medico oculista, dopo un’attenta ed approfondita valutazione del quadro clinico del paziente, indicare quali siano le strade da intraprendere per monitorare, trattare e curare efficacemente entrambe le patologie. Il consiglio generale è di rivolgersi ad un centro d’eccellenza, dove sarà possibile trovare medici dalla comprovata preparazione e dalla notevole esperienza clinica, capaci di cogliere anche le sfide più insidiose.

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Il Centro Ambrosiano Oftalmico è a tua disposizione dal lunedi al venerdi dalle 9.00 alle 19.00 allo 02. 6361191.

Lenti EDOF: domande frequenti

Le lenti EDOF, acronimo che sta per Estesa Profondità di Fuoco (Extended Depth of Focus), rappresentano l’avanguardia nel campo della correzione permanente dei difetti visivi. Si tratta di lenti intraoculari altamente performanti. Sono infatti capaci di dare piena soddisfazione sul piano medico così come pratico, umano ed emotivo. Spendiamo due parole sul tema, rispondendo alle domande più frequenti su queste innovative IOL, a beneficio di chi sta pensando di correggere i suoi difetti visivi o la cataratta in modo permanente.

A cosa servono le lenti EDOF ad estesa profondità di fuoco?

La tecnologia che sta alla base delle lenti EDOF ha l’obiettivo di offrire una buona qualità visiva ad una gamma di distanze ben più ampia delle altre lenti intraoculari. Questo significa che il paziente che scelga una EDOF potrà svolgere la maggior parte delle sue azioni quotidiane in uno stato di indipendenza dagli occhiali. Anche in età avanzata. In più, queste lenti sono progettate in modo da ridurre al minimo i piccoli inconvenienti tipici delle monofocali e multifocali. In breve:

  • buona qualità visiva da vicino, alle distanze intermedie e alle lunghe distanze;
  • buona acuità visiva a tutte le distanze;
  • riduzione drastica di alcuni piccoli fastidi che a volte possono scaturire dalle altre lenti intraoculari, come visione di aloni e sensazione di abbagliamento.

In breve, queste lenti generano una multifocalità progressiva e continua.

Le lenti EODF sono indicate per chi soffre di presbiopia

Le lenti intraoculari EDOF sono pensate per chi desidera correggere più difetti visivi, tra cui anche la presbiopia. Capita spesso di correggere i propri difetti visivi tralasciando la presbiopia. Grazie alle lenti EDOF, invece, è possibile recuperare una buona qualità visiva già a 40 cm di distanza. Ciò significa che sarà possibile lavorare al computer, leggere il giornale o consultare il cruscotto della propria auto (anche in condizioni di poca luminosità) senza dover ricorrere agli occhiali. In caso di ricorso alle lenti EDOF prima dell’età tipica dell’insorgenza della cataratta, quest’ultima non si presenterà mai.

Chi deve operarsi di cataratta può pensare alle lenti EDOF?

Certamente sì. Com’è noto, l’intervento di cataratta presuppone che si sostituisca il cristallino naturale opacizzato con una lente intraoculare del tutto nuova. Questa lente può essere una EDOF nel caso in cui si desideri correggere più difetti visivi e tornare a vedere bene a più distanze al contempo. Anche in condizioni di poca luminosità esterna. Una persona in età matura potrà dunque trarre grande giovamento da questo tipo di scelta: recuperando la capacità visiva perduta, ritroverà il desiderio di indipendenza e l’ottimismo sino ad ora messi a dura prova dalle difficoltà visive. Un traguardo notevole, specie in un periodo storico come quello attuale, in cui la terza età è caratterizzata da una miriade di impegni familiari e personali.

Perché le lenti intraoculari EDOF possono essere considerate migliori rispetto agli altre?

Ciascun tipo di lente intraoculare ha caratteristiche peculiari e vantaggi. E ciascuna lente è altresì altamente personalizzabile. Le esigenze specifiche del paziente, le caratteristiche delle sue strutture oculari e il suo stato di salute visiva sono solo alcune delle variabili che possono determinare la scelta del tipo di lente intraoculare più indicata. Quel che è certo è che le moderne lenti EDOF riescono a rispondere con notevole efficacia ad una vasta gamma di esigenze visive. Scegliere una EDOF significa correggere in modo permanente più difetti visivi, tornare a vedere bene a tutte le distanze e avere un’ottima qualità visiva. Qualunque sia l’età del paziente, un intervento di chirurgia refrattiva o un intervento di cataratta con impianto di lenti intraoculari EDOF diventano l’opportunità per recuperare una capacità visiva ottimale a tuttotondo.

Come faccio a sapere se le lenti EDOF fanno al caso mio?

Come detto, le variabili che possono spingere ad orientarsi verso una lente intraoculare di un tipo o di un altro sono innumerevoli. E la decisione non spetta mai esclusivamente al paziente. E’, al contrario, il risultato di un percorso diagnostico approfondito e del colloquio tra medico chirurgo e paziente. In questo contesto, la visita oculistica è cruciale per stabilire lo stato di salute visiva del paziente e per valutare concretamente le sue aspettative rispetto all’intervento di correzione dei difetti visivi.

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Presbiopia: dagli occhiali alle lenti EDOF, tutte le soluzioni

La presbiopia è il tipico difetto visivo che ci avverte che abbiamo raggiunto la mezza età. Spesso ci accorgiamo di esserne affetti poco a poco, quasi inconsapevolmente. Il tempo avanza, e la lettura di libri, giornali o strumenti elettronici comincia a farsi più incerta. A tal punto che strizziamo gli occhi e allontaniamo la fonte di lettura dal viso, allungando il braccio sempre di più nel tentativo di rimettere a fuoco le parole. Cosa offre la medicina oftalmica per correggere la presbiopia? Facciamo il punto della situazione e conosciamo più da vicino una delle soluzioni più innovative e promettenti del momento: le lenti EDOF.

Quali sono le cause della presbiopia

Come accennato in apertura, il tempo che avanza è il primo “responsabile” della comparsa della presbiopia. Il secondo è invece il cristallino, quella piccolissima e preziosissima lente situata nel nostro occhio che svolge due funzioni visive cruciali: convogliare i raggi luminosi sulla retina e favorire il processo accomodativo, cioè regolare la corretta messa a fuoco delle immagini. Un’azione che il cristallino esegue automaticamente per molti anni incurvandosi di volta in volta e offrendoci la misura di fuoco necessaria per vedere bene. Con l’avanzare del tempo, il cristallino invecchia assieme a noi, perdendo non solo trasparenza, ma anche flessibilità. Ed è proprio questa perdita di flessibilità a innescare il difetto visivo chiamato presbiopia.

Prospettive terapeutiche della presbiopia

Le prospettive terapeutiche della presbiopia oggi sono rappresentate da due strade differenti: quella della correzione tramite ausili esterni (lenti a contatto o occhiali da vista), e quella chirurgica. La strada farmacologica è ancora al vaglio dei ricercatori e non è escluso che in futuro sia messa a punto qualche molecola in grado di contrastare la presbiopia. Ad oggi, tuttavia, l’assunzione di farmaci come cura della presbiopia non è un’opportunità praticabile.

Correzione della presbiopia tramite ausili esterni

Correggere la presbiopia con lenti a contatto o occhiali da vista può essere una comodità perché consente di far fronte ad un’esigenza visiva in modo veloce ed immediato. E’ anche una soluzione tutto sommato economica, a patto che non si sia affetti da altri difetti visivi. Il costo del classico “occhiale da lettura”, infatti, non è come quello di un occhiale progressivo. Gli svantaggi tuttavia non mancano. Conviene tener conto del fatto che la presbiopia peggiora con l’andare del tempo, pertanto sarà necessario di tanto in tanto acquistare degli occhiali nuovi. Lo stesso vale per chi usa le lenti a contatto, che diventano una spesa dalla quale non è più possibile prescindere. Chi usa gli occhiali, inoltre, deve sempre portarli con sé, con il rischio concreto e frequente di scordarli qua e là.

Il consiglio: chi non ha mai portato gli occhiali o le lenti a contatto tende a vivere male la novità della presbiopia. Informarsi in merito alle alternative terapeutiche può essere in questo senso interessante.

Correzione della presbiopia tramite intervento laser o intervento di chirurgia oftalmica con lenti EDOF

La chirurgia oftalmica offre oggi diverse soluzioni per la correzione permanente della presbiopia. Volendo riassumere, ad oggi è possibile sottoporsi ad un intervento laser eseguito sulla sola superficie oculare (la cornea), oppure ad un intervento di chirurgia oftalmica con impianto di lenti EDOF intraoculari. Entrambe le soluzioni presentano innumerevoli vantaggi, ma sono differenti tra di loro.

1 – Intervento laser per la correzione della presbiopia

L’intervento laser per la presbiopia, eseguito sulla cornea, è molto simile all’intervento laser per la correzione dei difetti visivi con tecnica LASIK. Non è invasivo né doloroso, e consente di correggere uno o più difetti visivi in una sola seduta. E’ consigliato a chi ha un difetto visivo da lieve a medio e vuole comunque recuperare la sua indipendenza dagli occhiali. Non presenta particolari svantaggi, in quanto non ha controindicazioni ed offre benefici tangibili sul lungo periodo.

2 – Intervento di chirurgia oftalmica con impianto di lenti EDOF

L’intervento di chirurgia oftalmica con impianto di lenti EDOF rappresenta una piccola rivoluzione in ambito oftalmologico ed è un vera e propria occasione da cogliere al volo per chi soffre di uno o più difetti visivi di entità media o marcata. Le lenti EDOF sono lenti a profondità di fuoco estesa o continua. Questo significa che una sola lente riesce a offrire una buona visione a più distanze, dai classici 40 cm necessari per la lettura sino all’infinito. Peraltro, questa tipologia di lenti intraoculari non presenta le classiche controindicazioni delle multifocali. Zero aloni, zero fastidi, massimo beneficio a tutte le distanze. Le lenti EDOF consentono anche di eliminare la cataratta, e addirittura di prevenirla, se impiantante prima che questa si presenti.

Le lenti EDOF di ultima generazione rappresentano la risposta a 3 esigenze:

  1. Cura della presbiopia
  2. Correzione di altri difetti visivi preesistenti (miopia forte, ma anche ipermetropia e astigmatismo)
  3. Trattamento della cataratta

Il consiglio: l’entità del difetto visivo, la eventuale presenza di altri difetti visivi, lo stato di salute oculare del paziente e le sue aspettative concrete sono tra i fattori che possono spingere ad intraprendere una strada oppure l’altra. In ogni caso, è necessario sottoporsi ad una visita oculistica approfondita che includa un percorso diagnostico ben preciso ed il colloquio con lo specialista.

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Cura per il glaucoma: un elenco delle terapie disponibili

Il glaucoma è una patologia oculare subdola e insidiosa che può condurre ad uno stato di ipovisione anche molto marcato. Una condizione che, sfortunatamente, è irreversibile. Non a caso la patologia è anche nota con il nome di “ladro silenzioso della vista”. Ma quali sono ad oggi le cure per il glaucoma? Stiliamo assieme un piccolo decalogo delle cure ad oggi disponibili.

Una premessa importante 

Le terapie e le cure per il glaucoma oggi esistono e sono diverse. Al fine di massimizzarne l’efficacia, tuttavia, è fondamentale agire con tempestività. Il glaucoma è una patologia capace di “battere sul tempo” chi ne soffre. Mai come in questo caso la prevenzione è la chiave per la buona riuscita di qualunque tipo di terapia. Per il trattamento e la cura del glaucoma non è dunque possibile prescindere da una visita oculistica accurata, dettagliata e soprattutto tempestiva. Il consiglio è quello di recarsi dall’oculista con frequenza regolare per un controllo della salute visiva anche in assenza di sintomi durante tutte le tappe della propria vita.

Cura per il glaucoma: ecco le opzioni

Veniamo dunque alle possibili cure per il glaucoma oggi messe a disposizione dei pazienti dalla medicina: 

  1. Somministrazione di colliri per uso topico volti ad abbassare la pressione intraoculare. Nel caso della somministrazione di colliri per la cura per il glaucoma, l’aderenza alla terapia da parte del paziente si rivela cruciale. Difatti, il carattere asintomatico della patologia può portare ad assumere la terapia con discontinuità. Un atteggiamento che può spianare la strada alla progressione dei sintomi con conseguenze anche irreversibili.
  2. Uso di farmaci neuroprotettori: poiché il glaucoma è una patologia neurodegenerativa, ha qualcosa in comune con il morbo di Alzheimer e il morbo di Parkinson (solo per citare alcune patologie tra le più note). Una delle molecole usate per arrestare il processo di morte dei neuroni e rallentare l’avanzamento di tali patologie è la citolina. Per quanto riguarda la cura per il glaucoma, esistono dei colliri così come dei farmaci per uso orale a base di questa molecola. 
  3. Intervento chirurgico tradizionale: le tecniche sono diverse e prendono il nome di trabeculectomia, canaloplastica e sclerectomia profonda. Senza entrare nel merito di ciascuna di esse, basti sapere che hanno tutte in comune l’obiettivo di agevolare il deflusso dell’umor acqueo all’interno delle strutture oculari e di conseguenza di favorire un abbassamento della pressione intraoculare.
  4. Intervento chirurgico con l’ausilio di moderni strumenti laser: la laserterapia per il glaucoma oggi include molteplici tecniche che si avvalgono di laser differenti. La scelta della tipologia di laser e di tecnica dipende dallo stato di salute oculare del paziente e dell’avanzamento della patologia. In generale, si tratta di procedure minimamente invasive e totalmente indolori, eseguite in modalità ambulatoriale. La laserterapia è disponibile oggi quasi esclusivamente nei centri d’eccellenza.

Ultime frontiere della ricerca sulle cure per il “ladro silenzioso della vista”

La ricerca scientifica in ambito medico ed oftalmologico sta vagliando attualmente altre ipotesi di cura per il glaucoma. I numerosi trial clinici così come le ricerche attualmente in corso stanno prendendo in esame i possibili effetti positivi sul glaucoma di alcune molecole già note. Tra queste, e solo a titolo di esempio, il già famoso Nerve Growth Factor, il fattore di crescita nervoso scoperto dal premio Nobel Rita Levi Montalcini e già in uso per il trattamento della retinite pigmentosa. 

Anche l’intervento di cataratta può stabilizzare la pressione intraoculare

Anche l’intervento di cataratta può esercitare un effetto benefico sulla salute oculare dei pazienti affetti da glaucoma. La cataratta – specie se molto matura – è talvolta responsabile di un aumento della pressione intraoculare. Operarsi di cataratta può riportare la pressione intraoculare a livelli normali anche nei pazienti affetti da glaucoma. Alcune ricerche scientifiche hanno dimostrato che la pressione intraoculare non solo si stabilizza su parametri normali dopo l’operazione di cataratta, ma che alcuni pazienti sotto terapia ipotonizzante hanno anche avuto modo di sospendere il trattamento a seguito dell’intervento.

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Antibiotico resistenza e patologie oculari

antibiotico resistenza - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

L’antibiotico resistenza è un fenomeno che vede la sopravvivenza di alcuni ceppi batterici agli antibiotici. L’abuso di antibiotici, anche laddove questi non siano stati prescritti, è una delle principali cause di questa resistenza. Ma non è l’unica. Anche l’uso massivo di antibiotici in ambito veterinario ne è responsabile, in quanto le carni che normalmente acquistiamo nella grande distribuzione possono contenere al loro interno tracce dei farmaci normalmente usati per trattare gli animali destinati al consumo umano. Ma non è il tema che andremo ad affrontare in questa sede. Obiettivo di questo breve articolo è, invece, considerare quali possano essere gli effetti dell’antibiotico resistenza con riferimento alle patologie oculari.

L’antibiotico resistenza è un problema anche in ambito oftalmologico

In oftalmologia vi sono innumerevoli patologie che necessitano di un trattamento tramite terapia antibiotica. Si pensi alle blefariti, alle congiuntiviti batteriche, alle cheratiti ed alle endoftalmiti. In breve, a tutte le patologie oculari su base infettiva. Patologie che, laddove risolte efficacemente con l’assunzione di un farmaco per pochi giorni, ci sembrano tutto sommato poco rilevanti. Ma quando invece il farmaco non sembra essere efficace, è allora che ci rendiamo conto di quanto anche una “banale” congiuntivite possa influenzare negativamente la qualità della nostra vita (e della nostra capacità visiva, naturalmente).

I responsabili dell’antibiotico resistenza sono le persone

Oggi si registra un sensibile aumento dei casi in cui l’antibiotico non è del tutto efficace. Come detto in apertura, spesso i responsabili siamo proprio noi, che a volte abusiamo sconsideratamente di questi preziosissimi farmaci senza nemmeno interpellare un medico.

L’antibiotico resistenza si pone quindi come un circolo vizioso innescato dai pazienti stessi, che avendo tratto beneficio dal farmaco, tendono a procurarselo e ad assumerlo in autonomia. Questo vale anche per i più comuni farmaci da banco. Essi non innescano un antibiotico resistenza, ma possono causare uno spiacevole effetto boomerang in chi tende ad abusarne. Finendo con l’esacerbare i sintomi anziché minimizzarli.

Una visita oculistica accurata ed approfondita è sempre il primo passo da compiere anche quando si ritenga di trovarsi in presenza di un disturbo di lieve entità. E’ compito del medico stabilire la diagnosi e indicare il trattamento opportuno di caso in caso.

Antibiotico resistenza in ambito oftalmologico

Per quanto riguarda le patologie oculari, gli antibiotici maggiormente in uso hanno l’obiettivo di contrastare alcune tipologie di batteri particolarmente frequenti: lo Staphylococcus aureus, lo Staphylococcus epidermidis e gli Stafilococchi Coagulasi-Negativi sono tra questi. Dati alla mano, gli oftalmologi italiani hanno registrato negli ultimi 6 mesi un numero di casi – che oscilla tra il 10% e il 30% dei loro pazienti – nei quali si è manifestata una resistenza agli antibiotici. Non a caso proprio l’Italia detiene il triste primato europeo dei casi di antibiotico resistenza in ambito oftalmologico. Anche laddove la terapia preveda una combinazione di più antibiotici differenti.

Parola d’ordine, informare

Fortunatamente, vi sono alcune classi di antibiotici meno usate tanto a livello topico che a livello sistemico, sulle quali oggi gli oftalmologi possono contare per risolvere le patologie oculari più difficili da trattare. Ma non è sufficiente. Dal momento che, come detto, proprio in Italia il livello di antibiotico resistenza è tra i più alti d’Europa, è fondamentale intraprendere anche altre strade. Tra queste, diffondere un’informazione capillare ed esaustiva sull’uso corretto dei farmaci e sottolineare l’importanza di rivolgersi sempre ad un medico anziché praticare l’autodiagnosi.

Vuoi saperne di più?

Chiamaci. Saremo lieti di fare la tua conoscenza e di rispondere a qualunque tua domanda. Ti ricordiamo che puoi prenotare una visita oculistica specialistica presso il Centro Ambrosiano Oftalmico è chiamando dal lunedi al venerdi dalle 9.00 alle 19.00 allo allo 02 6361 191.

Occhiali speciali, occhiali intelligenti – Parte 2

Seconda parte dell’approfondimento a cura della Dott.ssa Maria Luisa Verbelli del Centro Ambrosiano Oftalmico sugli ausili ad alto apporto tecnologico e sugli occhiali per ipovedenti che possono migliorare sensibilmente la qualità di vita di chi è affetto da ipovisione.

Gli occhiali intelligenti di Stephen Hicks

Stephen Hicks, inventore e neurologo dell’università di Oxford, ha messo a punto assieme al suo team di ricerca un prototipo di occhiali intelligenti per disabili visivi che potrebbero aiutare le persone ad utilizzare la vista residua per vedere ed evitare gli ostacoli e godere di una maggiore indipendenza

Consentono di vedere le immagini innanzi a sé in modo ravvicinato, permettendo di evitare eventuali ostacoli; le immagini vengono captate e visualizzate in tempo reale su speciali display che permettono anche di zoomare.

Questo prototipo di occhiali per ipovedenti si avvale di videocamere incorporate nella montatura dell’occhiale e di un software per rilevare gli oggetti più vicini, che vengono visualizzati su lenti trasparenti dotate di led e presentati in forma semplificata e intuitiva. Il prototipo segnala acusticamente gli ostacoli, che visivamente risultano tanto più luminosi quanto sono prossimi e che si presentano come sagome chiare su sfondo scuro. Si sta mettendo a punto una funzione che tradurrà in audio le scritte.

Gli occhiali intelligenti potrebbero essere disponibili tra qualche anno e permetterebbero agli ipovedenti di spostarsi in ambienti non familiari aiutandoli ad orientarsi.

Il progetto EVA: Extended Visual Assistant

Il progetto EVA, finanziato dall’Unione Europea, ha sviluppato occhiali a comando vocale per le persone affette da disabilità visiva. EVA si basa sulla visione automatica che riconosce oggetti, testi e descrive verbalmente ciò che vede.

Si tratta di un prototipo di occhiali leggeri dotati di diverse funzionalità quali telecamera, microfono, altoparlante e pulsanti di comando. Gli occhiali EVA raccolgono e pre-elaborano i dati audiovisivi prima di inviarli allo smartphone di chi li indossa per ulteriori elaborazioni che si traducono per l’utente in indicazioni udibili. Un’interfaccia intuitiva aiuta chi li indossa a controllare gli occhiali non solo attraverso i pulsanti sul telaio ma anche attraverso i gesti, i movimenti della testa ed i comandi vocali.

Gli occhiali per ipovedenti possono leggere materiale stampato, riconoscere oggetti, gestire telefonate e messaggi brevi e aiutare a scrivere le risposte. In futuro saranno in grado di avvisare della vicinanza di veicoli e auto elettriche che sono più silenziose. La tecnologia EVA può anche integrarsi con le infrastrutture del traffico come i semafori, per darne informazioni sullo stato, e con i mezzi pubblici: se si è in prossimità di una fermata del bus, gli occhiali comunicheranno tutti i dati: qual è il prossimo autobus in arrivo e quali sono i tempi di percorrenza.

Liberty Delta

Tre studenti dell’Università di Almeria (Spagna) hanno ideato un prototipo di occhiali intelligenti in grado di rilevare ostacoli nell’ambiente urbano tramite speciali sensori, per permettere agli ipovedenti e ai ciechi di muoversi in sicurezza per le strade ed in ambito domestico.

Sono occhiali dotati di sensori ad ultrasuoni che individuano gli ostacoli e trasmettono le informazioni in fasce posizionate sui piedi; una applicazione trasforma queste informazioni in un codice di vibrazioni: quando il non vedente si avvicina ad un ostacolo il ritmo degli impulsi aumenta e l’impulso diventa continuo quando l’ostacolo è vicinissimo. Il prototipo attualmente funziona con cavi che in futuro saranno sostituiti dal Bluetooth.

Occhiali per ipovedenti per il riconoscimento dei volti

Progettati da un team brasiliano, questi occhiali intelligenti sono stati pensati per aiutare le persone ipovedenti a muoversi con facilità e sicurezza. Utilizzano una fotocamera ad alta risoluzione per riconoscere oggetti e volti, ed un sensore ad ultrasuoni per rilevare gli ostacoli. Quest’ultimo ha lo scopo di monitorare la distanza dell’oggetto più vicino, attivando un segnale di avvertimento se la persona sta per scontrarsi inavvertitamente con esso. Il dispositivo è costantemente collegato a Internet e con gli operatori sanitari, per trasformarsi all’occorrenza in dispositivo di emergenza per la localizzazione. 

A cura della Dott.ssa Maria Luisa Verbelli, medico oculista presso CAMO – Centro Ambrosiano Oftalmico.

Cura della cataratta: informarsi bene è d’obbligo

La cataratta senile è una patologia oculare ad ampia diffusione legata tipicamente al tempo che avanza, così come ad un serie di concause e di fattori predisponenti. Numeri alla mano, in Italia si sottopongono all’operazione di cataratta circa 500mila pazienti l’anno. Un intervento dal quale non si può prescindere poiché oggi la via chirurgica rappresenta l’unica strada possibile per curare la cataratta in modo definitivo. Tuttavia, prima di sottoporsi all’intervento, è sempre bene informarsi adeguatamente. D’altronde, non tutte le strutture sanitarie sono uguali tra di loro, né propongono lo stesso tipo di intervento. Vediamo di entrare meglio nel dettaglio della questione, a beneficio di chi abbia ricevuto una diagnosi di cataratta e desideri saperne di più.

Perché è fondamentale informarsi bene

Spesso sentiamo parlare amici e parenti degli straordinari traguardi che oggi è possibile raggiungere in oftalmologia nel campo della correzione dei difetti visivi tramite strumenti laser. Interventi ad altissimo apporto tecnologico, minimamente invasivi e di breve durata. L’operazione di cataratta, pur essendo anch’essa indolore e di breve durata, va tuttavia affrontata con il giusto grado di consapevolezza e di serietà. Perché è un intervento chirurgico a tutti gli effetti. Di qui, l’importanza di conoscere, seppur per sommi capi e senza i tecnicismi riservati agli “addetti ai lavori”, tutti gli aspetti pratici dell’intervento. 

Che cos’è l’operazione di cataratta

L’operazione di cataratta è un intervento chirurgico durante il quale si rimuove il cristallino opacizzato dal tempo e lo si sostituisce con una lente intraoculare nuova, altamente biocompatibile, perfettamente trasparente e concepita per durare per sempre. La procedura è di tipo chirurgico: è necessario dunque accedere all’occhio e raggiungere la capsula che ospita il cristallino naturale. A questo punto, tramite un sofisticato strumento ad ultrasuoni, si frantuma ed aspira il cristallino opacizzato. Infine, si inserisce la lente intraoculare nell’occhio, proprio laddove prima c’era il cristallino. Tutta la procedura è assolutamente indolore.

Varianti e peculiarità dell’operazione di cataratta

Nel paragrafo precedente abbiamo illustrato brevemente in cosa consiste l’intervento di cataratta. Quel che non tutti sanno, però, è che nel corso dell’operazione sopra descritta possono intervenire alcune variabili capaci di offrire più benefici al paziente che vi si sottopone. Scopriamole dunque assieme. 

  • Partiamo dalla componente umana: un chirurgo dotato di solida e comprovata esperienza sul campo fa sicuramente la differenza. E la fa ancor di più se opera in una struttura d’eccellenza, dove l’attenzione, la sensibilità, l’empatia ed il dialogo con il paziente sono considerate fondamentali.
  • Veniamo ora agli aspetti tecnici: nella maggior parte dei casi, per raggiungere il cristallino è necessario praticare una minuscola incisione sulla superficie della cornea. Questa incisione si esegue normalmente a mano, con l’ausilio di un bisturi. In alcuni centri d’eccellenza in Italia è possibile sostituire il bisturi con il laser. Si tratta del laser a femtosecondi, uno strumento ad altissima precisione che offre diversi benefici al paziente. Tra questi, maggior sicurezza, una guarigione più rapida, un decorso operatorio più piacevole. Il laser a femtosecondi è uno strumento prezioso anche nell’apertura della capsula che contiene il cristallino e nella sua frantumazione (specie laddove questo sia più ispessito e “maturo”). 
  • Infine, nei centri d’eccellenza la gamma dei cristallini artificiali a disposizione del paziente è particolarmente vasta. Cristallini con un potere diottrico personalizzato sulla base delle peculiari esigenze visive. Questo significa che l’operazione di cataratta può tramutarsi in un’opportunità per correggere contemporaneamente uno o più difetti visivi preesistenti. Il beneficio a lungo termine è la possibilità di poter fare a meno dell’uso degli occhiali da vista, recuperando non solo la trasparenza del cristallino, ma anche la qualità della visione, regalandosi di fatto un vero e proprio balzo indietro nel tempo.

Riassumendo

Esiste la possibilità di affrontare l’operazione di cataratta con maggior serenità e con più benefici al lungo termine. Zero aghi, niente bisturi e una visione in HD perfetta per affrontare la terza età con ottimismo sotto il segno del benessere visivo. 

Vuoi saperne di più?

Il Centro Ambrosiano Oftalmico è a tua disposizione dal lunedi al venerdi dalle 9.00 alle 19.00 allo 02 6361191. Chiamaci per una visita oculistica specialistica per la cataratta: sarà nostra cura illustrarti nel dettaglio tutti gli aspetti relativi all’intervento di cataratta e rispondere alle tue domande sul tema.